venerdì 12 dicembre 2008

"PRESENTAZIONE DEL LIBRO "IL SANGUE E LA CELTICA" di Nicola Rao


“Vendicare piazzale Loreto”: la storia del neofascismo armato comincia così, con la missione (fallita) per uccidere l’assassino del duce. Dall’immediato dopoguerra fino agli anni Settanta si affacceranno nuove generazioni di estremisti, si assisterà a scissioni, deviazioni, processi e regolamenti di conti. A destra non c’è una rivoluzione da preparare, ma presto, per centinaia di militanti, la violenza diventerà l’unica via praticabile. Violenza d’attacco per costruire un nuovo ordine attraverso il caos (e forse qualcosa di più tragico), e di difesa, per garantirsi il diritto a esistere. Nicola Rao ha ricostruito misteri e retroscena del terrorismo nero, consultando migliaia di carte processuali, articoli dell’epoca e libri. Ma soprattutto ha ascoltato decine di testimoni e protagonisti, raccogliendo rivelazioni inedite, spesso clamorose, sulle stragi e sui tentati golpe. È un viaggio nel profondo della galassia nera che nessuno aveva tentato prima. Parafrasando le parole del fotografo Robert Capa: non esistono storie belle o brutte, ci sono soltanto storie raccontate da più o meno vicino.


VENERDI' 12 DICEMBRE ORE 18.30 PRESENTAZIONE DEL LIBRO PRESSO LA SALA DEL CONSIGLIO PROVINCIALE-PALAZZO DEI LEONI- INTERVERRA' L'AUTORE NICOLA RAO

martedì 2 dicembre 2008

LE VERGOGNE DEI BARONI


Sotto inchiesta metà delle università italiane
di Gian Marco Chiocci e Luca Rocca (Il Giornale del 22/11/2008)


Roma - Concorsi farsa, parentopoli, baronati, esami venduti, test fantasma, appalti, sesso per un trenta senza lode. Ecco tutte le inchieste avviate sulle università da parte di procure, giudici contabili, tribunali amministrativi. Nonché istruttorie «interne» avviate dagli stessi atenei, rivelazioni degli studenti anti-baroni. Una trentina di fascicoli aperti su un totale di 66 atenei in Italia. Vuol dire che praticamente la metà delle università in un modo o nell’altro è coinvolta in uno scandalo. La maxi-truffa alla Ue. L’ultimo scandalo esplode all’Università della Calabria, a Cosenza, denunciata come persona giuridica nell’inchiesta su una truffa gigantesca ai danni dell’Unione Europea. Coinvolti e indagati anche due docenti. Test farsa ed esami comprati. Indagate 17 persone a giurisprudenza a Catanzaro: un funzionario per aver falsificato i libretti degli esami e 16 ex studenti che hanno pagato per superare l’esame. A medicina inchiesta sui test d’ammissione, con domande suggerite prima ai concorrenti. Sotto indagine a Bergamo 81 persone accusate di aver fotocopiato, a fine di lucro, dispense protette da diritto d’autore. La procura pugliese s’imbatte in alcuni studenti, molti stranieri, concussi da solerti funzionari. Fra i 500 e i 3mila euro per passare l’esame. Arresti domiciliari a Bari per sei persone fra prof e dipendenti. Si è indagato sui test d’ammissione alla facoltà di medicina e chirurgia di Bari, Ancona e Chieti. Reati ipotizzati? Truffa e concorso in corruzione. I candidati ricevevano le risposte prima, sui telefonini. Il prof vince copiando. Sempre a Bari un professore si aggiudica un concorso da associato presentando un libro copiato da un testo francese. Indagato lui e 5 componenti della commissione. Concorso davvero sexy. Scorciatoia a «luci rosse» all’ateneo di Torino per accedere alla scuola di medicina legale. Una delle candidate confessa di non aver superato la prova solo perché aveva troncato la relazione con il 77enne presidente della commissione. Professore di lingue dell’Unibas (Matera) è stato arrestato perché chiedeva sesso alle studentesse che in cambio superavano l’esame. Con lui indagati altri due docenti. Appalti e malaffare.

Il quotidiano la Repubblica svela il malaffare a Messina: concorsi truccati, compravendita di esami, gare truccate. Il rettore viene prima sospeso e poi rinviato a giudizio per abuso d'ufficio, minacce e tentata concussione, insieme ad altri 22 tra docenti e personale amministrativo. Un professore, Cucinotta, denuncia concorsi truccati per favorire figli di docenti e magistrati. A Messina si è indagato sui soldi dati a un artista per ritrarre l’antico terremoto. E la moglie di un prof sarebbe finita sotto inchiesta per un’indagine sulle forniture all’università. Parentopoli alla romana. La procura di Roma ha molti fronti aperti sulla Sapienza e sul Policlinico, dagli appalti (forniture di lenzuola e camici ad esempio) ai concorsi pilotati. Sotto inchiesta per abuso d’ufficio era finito l'ex rettore per l’assegnazione di tre incarichi di ricercatore alle due figlie e ad uno dei generi. Indagini anche sul parcheggio da 8,8 milioni di euro. Sostanze cancerogene. A Catania sotto sequestro la facoltà di farmacia perché contaminata dalla presenza di sostanze pericolose in percentuali elevatissime scaricate nei lavandini. Nove persone nel mirino.
Un rosso doc. Buco di 240 milioni di euro a Siena anche a causa di segretarie in soprannumero, 135 bibliotecari, in 7 al sito Internet, 4 all’ufficio stampa, 8 alle relazione esterne. C’è l'ordinario con la figlia ricercatrice nella stessa facoltà; c’è il docente e i due figli che hanno vinto un dottorato nella stessa disciplina; c’è il prof in pensione che ha passato il testimone alla figlia. E che dire dell’ex rettore che insegna anatomia patologica e il figlio è diventato ricercatore di oculistica: sul concorso è stata aperta un’inchiesta.Io pago, tu mi promuovi. La procura di Napoli indaga per corruzione e falso per esami venduti al Federico II. Al «Barone day», ideato dagli studenti, è emerso che ci sarebbero 105 casi di «legami di sangue» fra docenti, 32 solo ad economia, molti a medicina. L’albero genealogico. È lunghissimo l’elenco di cognomi che si ripetono al policlinico Gemelli di Roma. Il professore che nello stesso istituto lavora accanto al figlio; il dottore che presiede il corso di laurea dove la moglie è docente; il papà che dirige la scuola di specializzazione della materia di cui è titolare la figlia, eccetera. A Udine un professore ha 12 parenti in una sola facoltà, altrove c’è chi ne racimola «solo» quattro. A Palermo sono 230 i docenti legati da vincoli di parentela: 58 a medicina, 23 ad agraria, 21 ala magistratura. Parentopoli lucana (denunciata dai sindacati) di professori e impiegati amministrativi. Circa 50 i casi. Dieci unioni coniugali, 18 i fratelli, e poi figli, cognati e conviventi. A Tor Vergata il rettore tiene famiglia: ordinario di biochimica ha in facoltà figlio e due nipoti. Poi c’è un preside con il figlio ordinario nello stesso dipartimento. A Bologna sotto inchiesta decine di professori e la preside di medicina. Il rettore «denunciato» in un’interrogazione parlamentare perché il figlio è professore di economia, la nuora associata, la cognata insegna psicologia. È di Padova, figlio di un barone, il medico sotto inchiesta per essersi fatto pagare un cesareo nella città di Sant’Antonio quando, in realtà, era a Shanghai. Sospeso.Le poltrone del Magnifico. Rettore stakanovista, quello di Chieti. Presidente del Consiglio superiore di sanità, presidente del Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca, presidente della Commissione per l'aggiornamento delle linee guida della legge 40/2004 sulla procreazione assistita, presidente del coordinamento delle università abruzzesi, presidente della Fondazione universitaria d’Annunzio e quant’altro. La procura vuole vederci chiaro. Sviste umane. L’inchiesta sulla selezione dei docenti al Sum (Istituto Scienze Umane) ha visto indagati sei professori nel filone tra Firenze e Napoli. «È come un supermarket». Parliamo di Lecce, in questo caso l’indagine interna avviata dal rettore per valutare la legittimità dei cosiddetti «esami accorpati» nella facoltà di scienze sociali. Alcuni studenti hanno denunciato «la svendita di esami come al supermercato». Ricercopoli a buon mercato. Peculato e truffa i reati ipotizzati per il responsabile di gastroenterologia, arrestato e poi rimesso in libertà. Per la procura di Perugia avrebbe utilizzato fondi pubblici per realizzare falsi lavori scientifici pubblicati su prestigiose riviste internazionali. giurisprudenza. Il figlio del rettore di Firenze e la figlia del prorettore conquistano due cattedre a medicina vincendo due concorsi per due insegnamenti che prima d’allora non esistevano. Indaga

Farmaci troppo generici. Bufera sul dipartimento di anatomia a Torino. Nei guai un accademico di spicco del pool di farmacologia che avrebbe falsificato uno studio sui farmaci generici. Da qui un secondo filone d'indagine per disastro colposo. Altre inchieste per irregolarità nei concorsi (indagato un primario) per raccomandazioni a giovani laureati. Primario condannato.

Ospedale Careggi di Firenze: un prof ha favorito una collega per un posto, ed è stato condannato a 9 mesi di reclusione per abuso d’ufficio insieme alla dottoressa, diventata sua compagna. L’autogol della prof. Nel 2006 arriva un esposto in procura dove una prof ipotizza reati commessi all’università della Basilicata. Due anni dopo, però, finisce lei in carcere per peculato e concussione. Sospesa, urla al complotto, alla fine viene reintegrata. Il bando da rifare. Interrogazioni parlamentari e inchieste sul posto per cardiochirurgo all’ospedale Goretti di Latina. Nell’inchiesta nomi eccellenti. Stesso sangue del rettore. A Salerno, al concorso, si presenta solo il figlio del Magnifico quando i partecipanti dovevano essere sei. I commissari ammettono che il giovane non aveva fatto nessuna pubblicazione, ma affermano che però aveva svolto delle ottime ricerche. Di padre in figlio. In quel di Foggia il Rettore assume il figlio come docente il giorno prima di lasciare l’incarico. Col figlio c’è l’altra figlia, dirigente, come prima sua madre, del personale tecnico amministrativo. Impiegati in Ateneo anche una nipote, una nuora e il marito della figlia.

domenica 2 novembre 2008

...note dalla trincea...

Cosa rappresenta dunque questo dissenso che porta migliaia di studenti, d’ogni colore politico (ma soprattutto giovani senza una cultura politica), a manifestare in piazza contro questa “riforma” scolastica? Senz’altro il processo di sgretolamento dell’istruzione italiana ha radici ben più lontane, e avrà come esito l’ennesima americanizzazione del nostro sistema. L’aziendalizzazione della scuola spalancherà i portoni ai privati, che di conseguenza diverranno prevedibilmente gli egemoni del sapere: in tal modo la gran parte delle masse potrà essere docilmente controllata, poiché privata delle fondamenta per un libero pensiero. L’esiguo numero di uomini pensanti in grado di resistere alle rovine di questo sistema sarà tacciato di “estremismo” da coloro che si ammantano di “democrazia”. Da tempo si assiste all’appiattimento di valori, alla povertà di idee e quant’altro possa riaccendere la scintilla di un sano antagonismo al sistema vigente. Un gioco perverso tendente ad uniformare e livellare gli esseri viventi in un conformismo becero, con l’obiettivo di annullare qualsiasi opposizione al disegno di standardizzazione dei gusti per trasformare tutti in consumatori diligenti. Anche la scuola, secondo il suddetto schema, sarà convertita in un’azienda da esporre agli attacchi del mercato (leggi le “fondazioni private”, sul modello americano). Ciò rientra nel piano di appiattimento indifferenziato di popoli, sessi e culture in un unico crogiolo, volto ad uccidere lo spirito dell’individuo. Occorre costruire una fucina di giovani per riappropriarci della Storia, per iniziare a ragionare senza preconcetti. Per porre le basi di una rivalutazione dei nostri riti (dal sanscrito “rta”=rito, ciò che è giusto) e delle nostre tradizioni, e non semplicemente celebrare quelle commercialmente imposte dal mondialismo operante. Forte azione culturale, dunque, forti segnali. E’ necessario fornire alla nuova gioventù gli utensili culturali per stimolare il coraggio di ritrovarsi fuori dal branco.
Il mondo abbisogna di un’altra voce: perché continuare ad accettare proni lo status quo?
Alessio S.

giovedì 24 aprile 2008

STRISCIONE DALLA FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA di Messina











sabato 5 aprile 2008

LA QUESTIONE DEL TIBET



A partire dagli anni 60 il governo cinese ha iniziato a mungere il sottosuolo del Tibet per sostenere il proprio sviluppo industriale. Vi erano ingenti quantità di ben 126 minerali, tra cui oro, litio, cromite, rame, borace e ferro, ma i ritmi estrattivi hanno portato ad esaurimento sette tra i quindici minerali considerati indispensabili per l'economia cinese.

Il Tibet detiene il primato dei giacimenti d'uranio, con la metà delle riserve mondiali concentrata nelle montagne attorno a Lhasa e, nella regione dell'Amdo, si ricava greggio per più di un milione di tonnellate l'anno.

Ma l'occupazione ha comportato ben più dello sfruttamento intensivo: se un tempo il Tibet rappresentava una garanzia per la sua posizione strategica tra l'India e la Cina, oggi il suo tasso di militarizzazione è fonte di apprensione a livello internazionale. Nella parte più elevata dell'Amdo settentrionale è ormai acclarata l'esistenza di tre diversi depositi missilistici e, secondo alcune fonti, ve ne sarebbero altri a 150 miglia da Lhasa. Inoltre pare che sull'altopiano siano disseminati vari stabilimenti di produzione e le relative basi in cui si eseguono frequenti esercitazioni.

In base ai dati in possesso dell'Amministrazione Centrale Tibetana in esilio a Dharamsala, il paese ospita 300.000 soldati e un quarto della forza missilistica di tutta la Cina. In più il governo ha scelto d'inviare in Tibet ingenti quantità di scorie nucleari da smaltire. Non a caso già vent'anni or sono la China Nuclear Industry Corporation offriva tale servizio all'occidente, al prezzo di 1.500 dollari al chilogrammo.
Nei dintorni delle basi atomiche e dei siti in cui vengono interrate le scorie radioattive sono state segnalate perdite dei raccolti, morie di bestiame e, tra gli abitanti, una più elevata incidenza di tumori e difetti congeniti. Lo stesso si è verificato nei pressi delle miniere di uranio dove, peraltro, la manodopera è quasi esclusivamente locale. Ormai la contaminazione radioattiva si è estesa ai corsi d'acqua e, tramite i grandi fiumi, rischia di propagarsi ad altri paesi.
Pare esistano rapporti, mai divulgati in via ufficiale, che riportano di un'aumentata mortalità a causa dell'approvvigionamento idrico nei pressi di una miniera di uranio a Ngapa, nella regione dell'Amdo. Gli abitanti hanno chiesto più volte se e da cosa sono inquinate le falde acquifere, ma la risposta è giunta solo per via indiretta, quando le autorità hanno messo in guardia gli immigrati cinesi. Nulla, invece, è mai trapelato circa eventuali test nucleari: le fonti ufficiali ne ammettono la realizzazione esclusivamente nello Xinjiang, la più grande provincia della Cina.

L'esistenza di scorie radioattive in Tibet era stata già denunciata dal Dalai Lama nel 1992, durante una conferenza stampa a Bangalore, in India. In quell'occasione Pechino negò recisamente e, tre anni dopo, si limitò ad ammettere l'esistenza di una discarica di venti metri quadri nei pressi del lago Kokonor, il più grande di tutto l'altopiano. Invece la dottoressa Tashi Dolma del vicino ospedale di Chabcha ha riscontrato casi di cancro in giovani nomadi, addetti al pascolo del bestiame nella zona a rischio, ed un suo collega americano ha dichiarato che i sintomi sono simili a quelli causati dai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.

martedì 25 marzo 2008

PRESIDIO GIORNO 4 APRILE 2008 ORE 9.30 PIAZZA ANTONELLO IN SOSTEGNO DEL TIBET!

Nel 1950 la Cina comunista, con Mao alla testa delle truppe, invase e occupò il Tibet: un atto che risultò di aggressività terribile e inaudita ma che lasciò le “democrazie occidentali” indifferenti. La dura repressione cinese seguente all’occupazione condusse nel 1959 ad una rivolta popolare, la quale, soffocata nel sangue, provocò la morte a più di 87.000 civili. Il Dalai Lama, massima autorità politica e spirituale per il popolo tibetano, viste le circostanze fu dunque costretto all’esilio. Il popolo tibetano tuttavia non si è mai arreso e nell’arco di cinque decenni di occupazione e repressione un milione e duecento mila persone sono morte, sei mila monasteri sono stati distrutti, le risorse umane e naturali sfruttate smodatamente, inoltre è avvenuta una vera e propria invasione costituita dall’afflusso massiccio di immigrati cinesi responsabili di minacciare l’identità tibetana e colpevoli di aver ridotto la popolazione originaria ad essere una minoranza all’interno del loro stesso Paese. Oltre a ciò sono stati costantemente calpestati i diritti inviolabili dell’uomo: la libertà di parola è stata negata, migliaia di tibetani sono stati imprigionati, torturati e barbaramente uccisi, le donne (contro la loro volontà) sterilizzate e costrette ad abortire, non vi è libertà di religione e i monaci sono costretti a giurare obbedienza al Partito comunista. Questa terra così bella, un tempo pacifico stato cuscinetto tra India e Cina, è diventata una vasta base militare che ospita buona parte della forza missilistica nucleare cinese. Esistono numerose miniere di uranio dove la manodopera è quasi esclusivamente tibetana; parecchie persone che vivono nei villaggi vicini alle basi atomiche, ai luoghi di interramento delle scorie nucleari e alle miniere di uranio, sono gravemente malate, mentre continuano a nascere bambini deformi, i campi non danno più colture, gli animali muoiono e le acque dei fiumi che attraversano vasti territori dell'Asia sono contaminate da materiale radioattivo. Per di più oggi si rischia di far sfociare la repressione in un bagno di sangue, come testimoniano gli 80 morti di Lhasa, le vittime di Xiahe, del Sichuan e del Quinghai. Ciò che abbiamo di fronte è, riportando le parole del Dalai Lama, “un vero genocidio culturale”, poiché non si tratta dell’uccisione di un uomo o della privazione sua libertà, che già di per sè sarebbe un atto deprecabile, bensì di un popolo e della sua civiltà millenaria che non può assolutamente, non deve sottomettersi ad una bruta e tirranica dittatura. Per questi motivi Lotta Studentesca chiede al governo italiano di interrompere le relazioni diplomatiche con la Cina fino a quando questa non manifesterà una politica votata all’indipendenza tibetana, ritiene inoltre che ospitare i giochi olimpici sia un privilegio riservato ad un paese meritevole e civile, non certo ad una Nazione rea di essersi macchiata del sangue di milioni di innocenti e di aver mostrato ancora una volta il suo volto tirannico ed imperialista. Per queste ragioni Lotta studentesca e il coordinamento cittadino di AltaForte- Lotta Universitaria organizzeranno una presidio al fine di sensibilizzare la popolazione messinese invitandola a boicottare i giochi di Pechino 2008 in segno di protesta.

Per l’identità di un popolo..
Per un Tibet libero ed indipendente!!

Il coordinamento cittadino di
Lotta Studentesca e
“Altaforte- Lotta Universitaria”

domenica 3 febbraio 2008

Presentazione libro: "Strage all'italiana: 2 agosto 1980"


Sono passati 27 anni dalla strage di Bologna. Il bilancio dell’esplosione dell’ordigno che distrusse completamente l’ala sinistra della stazione e la piazza antistante fu di 85 morti e 200 feriti.
Già dal giorno dopo, il colpevole, senza indagini né processi, era stato già trovato. Non vi erano dubbi, la strage era fascista.
Ad oggi, nonostante l’allora capo del governo Francesco Cossiga abbia ormai ammesso che in quel tragico 1980 le indagini non si ramificarono se non in direzione della “pista nera” perché in quell’epoca lo stragista Doveva essere fascista, non si è fatta ancora chiarezza sugli autori materiali, i mandanti e i moventi della strage e non si è neanche cercato in altre direzioni se non in quella della destra “eversiva”
Molte rimangono le domande cui, nonostante vent’anni di indagini, non si è saputo dare risposta.
Non riuscendo a trovare un colpevole reale, si è cercato un colpevole immaginario.
È stato trovato: è Luigi Ciavardini, nonostante contro di lui manchino prove, moventi e testimonianze.
Gli unici indizi contro di lui sarebbero:
- la mancanza di un alibi per la giornata del 2 agosto 1980, facilmente giustificabile dal suo stato di latitanza per reati politici.
- una telefonata alla propria fidanzata, che nessuno ricorda, che non risulta da nessun documento e che, comunque, non proverebbe la sua partecipazione alla strage.
Questo è bastato ai giudici per incriminare un Uomo (precedentemente assolto in primo appello), dipingendolo come il piu’ grande stragista italiano.
Questo basta a noi per giudicare questa condanna ( attualmente Luigi Ciavardini è detenuto nel carcere di Poggioreale) una operazione di facciata, una sentenza ingiusta e criminale.
Per cercare di rendere Giustizia alla Verità e restituire Dignità alle vittime della strage nonché al colpevole-innocente Luigi Ciavardini non basta indignarsi.
È indispensabile informare, informarsi e partecipare alle iniziative in sostegno della Verità.
Altaforte – Lotta Universitaria organizza per giorno 16 Febbraio 2008 alle ore 10:30 presso l’Aula Cannizzaro del Rettorato la presentazione del libro “Strage all’italiana:2 agosto 1980”.
A presentare il libro interverrà l’autore Avv. Valerio Cutonilli (portavoce del Comitato “L’ora della Verità” nonché avvocato di Luigi Ciavardini) e il Presidente di Altaforte-Lotta Universitaria Diana Gerace.